ABITANTI. Sette sguardi sull'Italia di oggi

MOSTRE

All’interno di Milano Photo Week (4-10 giugno 2018), il Museo di Fotografia Contemporanea e La Triennale di Milano presentano al Palazzo dell’Arte la mostra ABITANTI. Sette sguardi sull’Italia di oggi, a cura di Matteo Balduzzi, aperta al pubblico da sabato 9 giugno a domenica 9 settembre 2018: una riflessione collettiva sul tema dell’abitare contemporaneo realizzata da fotografi under 35 selezionati nell’ambito della call pubblica ABITARE, promossa dal MiBACT – Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane, in collaborazione con La Triennale e il MUFOCO e con la partecipazione di Geico.

Sette progetti inediti affrontano alcune delle tematiche più attuali legate alle modalità di abitare i luoghi, su tutto il territorio italiano, alla luce delle trasformazioni sociali ed economiche in corso. Con strategie visive che vanno dalla fotografia documentaria all’immagine di fiction, dall’arte pubblica all’applicazione di tecnologie informatiche, gli autori vivono e indagano realtà quali la condivisione abitativa per ragioni di reddito o di mutua assistenza, la sopravvivenza dei borghi rurali, l’occupazione e autogestione degli immobili, le interazioni tra tecnologia, immagine, corpo, luoghi fisici e spazi virtuali.

Il progetto intende fornire un contributo all’attuale riflessione sullo statuto della committenza pubblica, proponendo una radicale modifica tanto nelle procedure di accesso, improntate alla massima apertura e al dialogo, quanto nell’estensione a nuovi linguaggi e pratiche, ormai consolidate tra le nuove generazioni, mantenendo inalterate la profondità di analisi del reale unita alla forte tensione civile.

Autori in mostra: Dario Bosio, Saverio Cantoni e Viola Castellano, Francesca Cirilli, Gloria Guglielmo e Marco Passaro, Rachele Maistrello, Tommaso Mori e Flavio Moriniello.

 

ABITANTI. Sette sguardi sull’Italia di oggi
09 giugno – 09 settembre 2018
Inaugurazione 8 giugno, ore 19

A cura di Matteo Balduzzi
Progetto grafico e di allestimento a cura di StudioFolder

Triennale di Milano
Da martedì a domenica, ore 10.30 – 20.30
Biglietti: 7 euro (intero) / 6 euro (ridotto)

 

ASK THE CURATOR con aperitivo
Visita guidata alla mostra con la speciale guida del curatore Matteo Balduzzi.
Al termine della visita segue un aperitivo con il curatore presso il Caffè della Triennale.

Mercoledì 04 luglio, ore 18
Mercoledì 18 luglio, ore 18

Biglietto, visita e aperitivo, euro 11,00
Gli appuntamenti sono su prenotazione, previo raggiungimento numero minimo: visiteguidate@triennale.org

FINISSAGE. Incontro con gli artisti
E con
Silvia Mugnano, docente in sociologia urbana
Matteo Balduzzi, curatore della mostra

Giovedì 6 settembre 2018, ore 17.30 – 19.00
L’incontro si tiene all’interno delle sale espositive
Ingresso libero alla mostra dalle 17 alle 20.30


 

I PROGETTI

 

Dario Bosio (Genova, 1988), CO:ABITARE

In direzione opposta al crescente isolamento dell’individuo – causato o reso possibile dagli sviluppi della tecnologia e da relazioni sempre più virtuali -, nuove forme di abitare sperimentano modalità di convivenza e avviano una riflessione oggi centrale nelle discipline dell’architettura, dell’urbanistica, della sociologia e dell’antropologia. Nella sua ricerca, Dario Bosio osserva da vicino alcune realtà di coabitazione collettiva e collaborativa attualmente presenti nel Nord-Ovest italiano, indaga con sguardo antropologico situazioni che coniugano dimensione individuale e collettiva dell’abitare, entra in contatto con gli abitanti per comprendere le motivazioni, i benefici e gli ostacoli che caratterizzano queste esperienze.

La varietà visuale riflette la diversità delle esperienze esplorate, ognuna caratterizzata da spinte associative e motivazioni individuali estremamente diverse le une dalle altre – religiose, economiche, politiche, spirituali, sanitarie – e da ambientazioni spesso contrastanti, che vanno da aree concentrate e densamente urbanizzate a porzioni di paesaggio con caratteristiche rurali o addirittura parzialmente selvatiche. Cercando di evitare una rappresentazione didascalica e forzata della vita collettiva, le immagini si focalizzano sui dettagli e sulle atmosfere che definiscono le diverse realtà coabitative e sugli individui che hanno compiuto la scelta di condividere con altri, spesso non senza contraddizioni, parte della propria quotidianità.

 

Saverio Cantoni (Montecchio Emilia, 1985) e Viola Castellano (Cattolica, 1984) ASSEMBLAGE ITALIA!

Abitare è oggi un assemblage di comportamenti, relazioni e gesti volti al mantenimento di una comfort zone sempre più immateriale, che tecnologie in costante aggiornamento trasformano in un complesso mosaico antropologico. Attraverso quali gesti le persone ricompongono la domesticità in relazione o in opposizione alle manifestazioni di nomadismo abitativo? Dove abita il cyborg? Come cambia il nostro corpo con l’uso di strumenti tecnologici?

Assemblage Italia! è il primo episodio di un laboratorio permanente che si propone di esplorare il tema dell’abitare come assemblaggio di pratiche reali e virtuali, all’intersezione tra ricerca artistica e indagine antropologica. Obiettivo del progetto è costruire uno storytelling non lineare che attraversi ambiti diversi, cogliendo come si stanno modificando i confini fra materiale e immateriale, pubblico e privato, esposti alla progressiva digitalizzazione della quotidianità. La ricerca di Saverio Cantoni e Viola Castellano documenta con materiali visivi e testuali la “scheggiatura”, splintering, delle soggettività politiche e delle infrastrutture sociali che abitano lo spazio urbano. Si è svolta principalmente a Milano, dialogando con istituzioni, figure professionali, collettivi di mediattivisti e ricercatori, per costruire una costellazione eterarchica di possibili finestre etnografiche sul cyborg. Il suo territorio – il network – ribalta costantemente il rapporto fra soggetto e oggetto, e scorre come un flusso proteiforme, senza soluzione di continuità.

 

Francesca Cirilli (Viareggio, 1982), CHECK-IN’

Come accade con altre espressioni della sharing economy, la condivisione dell’abitazione tra privati ha rapidamente raggiunto una diffusione e una capillarità tali da incidere sull’organizzazione delle comunità, innescando in un numero sempre maggiore di città e di Stati un acceso dibattito politico ed economico sulle modalità di gestione e limitazione. Se dal lato politico è evidente l’intenzione di recuperare a favore della collettività una parte degli enormi profitti, cosa comporta a livello personale questa nuova modalità di utilizzo degli alloggi? Dove finisce l’attitudine allo sharing e dove inizia l’interesse nell’economy? Dove si colloca il confine ambiguo tra privato e pubblico, tra intimità e convivenza?

Francesca Cirilli compie un viaggio paradossale all’interno della propria città, Torino, soggiornando per una sola notte in stanze scelte, prenotate e pagate attraverso la piattaforma digitale Airbnb, dispositivo tecnologico-economico capace di aprirle universi privati. Il lavoro si articola in nuclei/casa, narrazioni visive minime tra esperienza individuale e voyeurismo, analisi antropologica e suggestioni possibili, simbologie e ricordi. Ne risulta un tentativo di decifrare le tracce dell’abitare attraverso una raccolta di segni, simboli, segnali di un linguaggio oggettuale e percettivo dell’abitare, come fossero indizi, seppur dal significato non precostituito, allusivo e instabile.

 

Gloria Guglielmo (Messina, 1988) e Marco Passaro (Messina, 1987), MUSH/ROOMS

In via Tiburtina, a Roma, sorge il complesso dell’ex fabbrica di Penicillina Leo, inaugurato nel 1950  alla presenza di Alexander Fleming, scopritore del rivoluzionario antibiotico. Gioiello dell’industria italiana, lo stabilimento entra presto in crisi, viene venduto nel 1971 e cessa completamente la produzione nei primi anni 2000. L’imponente gruppo di edifici appare oggi come una carcassa di cemento armato, costeggiato da un’arteria a grande scorrimento, nell’estrema periferia della città. Gli ambienti sono occupati da cumuli di rifiuti, amianto in frantumi e residui chimici mai rimossi. Varcata l’entrata si scopre una realtà altra, popolata e piena di vita. Insieme alla vegetazione, negli spazi sventrati della fabbrica germinano spontaneamente ambienti autocostruiti, in continuo mutamento. Le persone che li abitano – oltre 600 in questo momento – sono invisibili, come gli scarti farmacologici, rimosse dall’immaginario comune e dalla vita civile che transita intorno. Per capire cosa voglia dire vivere nel grande ghetto Marco Passaro e Gloria Guglielmo hanno frequentato a lungo lo spazio e le persone, passando il tempo nelle case, nei piccoli bar e negozi spontanei, insieme a chi li abita. Nell’evidente impossibilità di abbracciare la complessità del luogo e di esprimere su di esso alcun giudizio univoco, la loro ricerca presenta immagini, suoni e reperti che si mantengono su registri diversi e costituiscono le tracce di un’esperienza in cui attivismo e produzione artistica sono profondamente intrecciati.

 

Rachele Maistrello (Vittorio Veneto, 1986), PENNABILLI

Il mondo virtuale invade quotidianamente la nostra sfera visiva e interiore attraverso le emoticon delle chat che usiamo, le estetiche fantasy delle serie TV, gli scenari post-apocalittici dei videogames e le interfacce digitali che si mescolano continuamente al nostro spazio fisico. Computer e smartphone diventano un’estensione del privato, del mentale, del potenziale, generando una collisione tra reale e virtuale che risulta che ancora più forte e apparentemente divergente nei contesti rurali. Il progetto è realizzato a Pennabilli, paese di circa 2000 abitanti della Valmarecchia, nell’Appennino tosco-romagnolo, caratterizzato come la maggior parte delle aree interne italiane dal contrasto tra potenzialità paesaggistico/culturali e progressivo calo e invecchiamento della popolazione per carenza di opportunità, servizi, tutela del territorio. Costruendo le sue immagini insieme agli abitanti, Rachele Maistrello intende dare vita a un nuovo atlante del presente, in cui mondo digitale e rurale dialogano in una dimensione fantasiosa e utopica, ma allo stesso tempo profondamente radicata nel reale.

  

Tommaso Mori (Modena, 1988), R-NORD

R-Nord è un complesso brutalista di edilizia pubblica costruito a Modena nel 1970 e quasi immediatamente connotato come luogo simbolo di degrado, con l’appellativo di “Hotel Eroina”. A partire dal 2008, nell’ambito di un Contratto di quartiere, viene avviato un lungo e complesso percorso di riqualificazione sociale e strutturale che riguarda tanto l’interno dell’edificio – le aree comuni e gli appartamenti – quanto le aree commerciali, destinate a ospitare una nuova comunità, più abbiente e non residente. Tommaso Mori si inserisce in questa realtà in trasformazione con un progetto di arte pubblica capace di creare uno spazio momentaneo di interazione tra le comunità, una performance di ritratto collettivo che avviene sabato 26 maggio 2018, nell’ambito di una festa organizzata insieme alla maggior parte dei gruppi e associazioni del quartiere. La performance coinvolge oltre 200 persone di ogni età, gruppo, provenienza, che ricevono il proprio ritratto su foglio trasparente e successivamente lo sovrappongono a planimetrie o documenti di cronaca riguardanti R-Nord, agendo così sulla rappresentazione di sé ed esplicitando una posizione politica. Il risultato è stampato a contatto dai partecipanti stessi in cianotipia (blueprint), una delle più antiche tecniche fotografiche, storicamente usata in architettura e urbanistica per la riproduzione di disegni tecnici e planimetrie. Di ogni immagine vengono creati solo due esemplari: uno viene lasciato in dono alla persona ritratta e uno contribuisce a creare l’installazione in mostra.

 

Flavio Moriniello (Milano, 1986),  DA G. DEBORD

Tra gli strumenti e i dispositivi di massa continuamente messi a disposizione della società contemporanea dallo sviluppo tecnologico e dall’onnipresenza del web, la fotografia sembra ormai porsi come attività umana quotidiana e imprescindibile, alla stregua di quelle vitali. In analogia con l’etologia, che effettua uno studio comportamentale in maniera induttiva e comparativa, la ricerca di Flavio Moriniello intende restituire la complessità dell’abitare attraverso il prelievo di immagini da Instagram, inteso come un archivio smisurato e sempre aggiornato di immagini dove studiare l’ambiente e il comportamento dell’uomo del XXI secolo.

Grazie allo sviluppo di un’apposita applicazione – Sociorama – vengono prelevate in un unico giorno 10.000 immagini per ognuno degli hashtag #casa, #cucina, #bagno, #letto, termini caratterizzati da una connessione semantica non univoca all’abitare. Nell’impossibilità per la mente e per l’occhio umano di gestire una tale massa di dati, le immagini sono processate e organizzate con strategie e strumenti propri della società digitale, per costituire i due poli dell’installazione: in forma testuale – e successivamente audio – tramite l’algoritmo Google Vision API, che elenca i singoli elementi presenti in ogni immagine, e in forma visiva, grazie a un algoritmo di riduzione e visualizzazione di big data (t-SNE, strumento di machine learning in molti ambiti di ricerca), che restituisce un grafico di dispersione contenente aggregati di contenuto affine.