COLLEZIONE PERMANENTE | Serie

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Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta negli spazi espositivi di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo una mostra dal titolo “COLLEZIONE PERMANENTE | Serie”, una raccolta di 13 progetti fotografici di importanti autori italiani e stranieri conservati nella propria collezione.

Nel corso degli anni le opere più significative del patrimonio del Museo sono state esposte al pubblico in numerose mostre collettive e monografiche allestite presso le sedi di Villa Ghirlanda e Triennale di Milano e in altri spazi prestigiosi sul territorio nazionale.
Le fotografie, spesso presentate singolarmente per fornire una panoramica quanto più esaustiva delle collezioni, hanno incontrato un grande favore di pubblico e sono state oggetto di un’intensa attività educativa attraverso visite guidate, laboratori e numerosi percorsi didattici.

A partire da questa esperienza, il Museo ha selezionato per l’occasione alcuni progetti costituiti da una sequenza di immagini, mai mostrati nella loro totalità. È così possibile da un lato ammirare compiutamente alcune delle fotografie più amate dal pubblico, dall’altro comprendere meglio i molteplici approcci visivi o concettuali attraverso cui i fotografi articolano la propria progettualità e sviluppano le proprie ricerche.

Le sequenze in mostra, realizzate in un arco di tempo che va dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila, sono tra loro molto diverse per temi, generi, linguaggi, tecniche, formati, supporti.
La mostra dispone le opere secondo alcune grandi tematiche. Nella sala al primo piano sono esposte alcune ricerche sul corpo – dal reportage sociale alla Body Art – affiancate da serie più legate all’astratto, nelle diverse forme di sperimentazione. La sala al piano superiore presenta progetti legati al paesaggio, inteso sia in senso stretto come territorio sia nel senso più ampio di ambiente sociale, luogo anche simbolico di ricerca visiva e ibridazione dei linguaggi.

Orari di apertura della mostra
Sabato e domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
Ingresso libero

In fotografia:
©Hans van der Meer, European Fields The Landscape of Lower League Football. Perafita, Portugal, 2004

 

Le serie in mostra:

Olivo Barbieri (Carpi, 1954) studia pedagogia all’Università di Bologna e dal 1971 intensifica l’interesse per la fotografia. Nei primi anni Ottanta inizia la serie sull’illuminazione artificiale nelle città europee e orientali.
Dal 1989 viaggia regolarmente in Oriente, soprattutto in Cina, avviando una ricerca sui temi dei grandi cambiamenti in atto e sulla loro rappresentazione.
Dalla metà degli anni Novanta adotta una tecnica fotografica che permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell’immagine.
Le serie avviate o proseguite negli anni Duemila (site specific, Parks, Real Words, Images, Virtual Truths, Artificial Illuminations) hanno in comune la riflessione sulla quantità di realtà presente nel nostro sistema di vita, e su quanto la nostra percezione sia in grado di comprenderla.

Flippers è la prima serie che Barbieri realizza ed espone. Esempio di riappropriazione di icone, trovate in un deposito di flipper abbandonato, le immagini custodiscono l’immaginario di un’intera epoca – dai miti americani del Far West e della Beat Generation, allo sport e il tempo libero, alle pin-up – che genera una riflessione sul rapporto tra sguardo e rappresentazione.

Si tratta di una ricerca sul colore audace e consapevole per quel tempo, attraverso l’analisi delle superfici di vetro, plastica e legno. Nel processo di astrazione l’oggetto-gioco perde la sua forma strutturale per lasciare spazio a una sorpresa visiva, nella bidimensionalità del frammento, che diventa un’analisi sull’ambiguità di ogni tentativo di messa in codice del reale.

14 stampe cromogeniche
Fondo Lanfranco Colombo / Regione Lombardia

Dopo la laurea in filosofia, Marina Ballo Charmet (Milano, 1952) si specializza in psicologia e psicoanalisi infantile e lavora come psicoterapeuta. Dalla metà degli anni Ottanta lavora con la fotografia e il video, indagando soprattutto il quotidiano, definito “il rumore di fondo della nostra mente”. Nella ricerca ‘Con la coda dell’occhio’ adotta uno sguardo caratterizzato da mobilità percettiva e dal fuori fuoco che restituisce una visione fluttuante, legata al nostro preconscio.
Il lavoro esposto si inserisce nell’ambito del progetto di committenza ‘Archivio dello Spazio’, un’articolata documentazione del territorio della provincia di Milano realizzata da 58 fotografi italiani tra il 1987 e il 1997. L’indagine di Ballo Charmet sul territorio del comune prevalentemente agricolo di Vignate si sofferma su frammenti di paesaggio urbano con una visuale sfuggevole, laterale e periferica.
Nelle immagini ricorrono inquadrature dal basso, storte, sfuocate che pongono in primo piano gli elementi secondari di un luogo, elementi anonimi e inespressivi che evidenziano la necessità dell’autrice di liberare lo sguardo, mettendo in discussione e ampliando i canoni consolidati della fotografia documentaria.

16 stampe alla gelatina bromuro d’argento
Fondo Archivio dello Spazio / Città Metropolitana di Milano

Günter Brus (Ardning, Austria, 1938), uno dei pionieri della Body Art, è tra i fondatori dell’Azionismo Viennese, un movimento artistico che cerca di superare i confini tradizionali della pittura e del fare artistico e che tratta il corpo come luogo dell’azione, dando vita ad alcune tra le più violente, simboliche e autodistruttive performance degli anni Sessanta. Il suo lavoro, basato su azioni forti ed estreme, tocca i temi degli istinti umani, della morte, della sessualità.
Ana è una performance che ha un linguaggio affine alla danza, all’idea di un corpo che si muove nello spazio vuoto. L’opera è divisa in due fasi. Nella prima l’artista stesso è coperto di bende bianche e, nell’angolo di una stanza, si muove lentamente liberandosi delle bende. Nella seconda l’artista utilizza una pittura nera con cui dipinge lo spazio e gli oggetti attorno a se stesso e al corpo della moglie. Il titolo richiama il nome croato di Anni, moglie dell’artista.
Come spesso avviene per la Body Art, la Land Art ed altre esperienze performative degli anni Settanta, è attraverso la documentazione fotografica che l’opera permane nel tempo e può essere comunicata al pubblico. Delle due serie in cui è articolata Ana viene esposta integralmente la prima, caratterizzata dal rapporto tra il corpo dell’artista e lo spazio che lo circonda, in cui maggiormente la forza visiva della documentazione si concilia con una notevole autonomia formale.

10 stampe alla gelatina bromuro d’argento
Raccolta antologica / Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea

Diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, per alcuni anni Ezio Colanzi (Milano, 1970) decide di non esporre le sue opere ma di concentrarsi su alcuni progetti fotografici di lungo respiro, come avviene nel caso di Spazio vuoto, sul quale lavora dal 1998 al 2001.
L’opera è realizzata attraverso strisce di pellicola diapositiva a colori. I supporti non presentano tagli lungo l’interlinea del fotogramma, come avviene normalmente, perché la pellicola intera è proprio lo spazio in cui Colanzi muove, come su un palcoscenico, volti, corpi ed emozioni e in cui, scatto dopo scatto, si determina lo svolgimento spaziale della scena. Figure femminili e maschili si isolano e si esprimono liberamente attraverso il movimento del corpo e l’espressione del volto, facendo emergere il proprio mondo interiore e lasciando fuori le tensioni quotidiane nel tentativo di ritornare a se stesse. L’autore presenta un lavoro di analisi del rapporto fra figura e spazio che sta al centro della sua ricerca di scultore diventato fotografo.
La particolarità di Spazio vuoto risiede nell’esile materia analogica di cui è fatta l’opera. Il rullino 120 DIA (6 centimetri di altezza per 80 di lunghezza) diventa il supporto fisico su cui l’autore prepara e sperimenta i suoi immaginari e l’intimità delle figure ritratte.

25 strisce di pellicola diapositiva, Plexiglas
Fondo Idea di Metropoli / Comune di Cinisello Balsamo e Città Metropolitana di Milano

Mario Cresci (Chiavari, 1942) è un artista poliedrico che a partire dalla fine degli anni Sessanta spazia dal disegno alla fotografia, dall’installazione alla comunicazione visiva. È tra i primi della sua generazione ad applicare l’idea del progetto alla fotografia, coniugandola con la sperimentazione del linguaggio visuale in ambito artistico. Nel 1974 si trasferisce a Matera, dove svolge un’intensa attività che spazia dalla grafica, all’arte, alla politica, conducendo una ricerca etno-antropologica di riscoperta della cultura materiale del Sud Italia. Si dedica continuativamente all’insegnamento inteso come esperienza creativa e parte integrante del lavoro d’autore.
‘Un po’ di terra in cielo un po’ di cielo in terra’ è un progetto realizzato nei dintorni di Matera, un gioco tra memoria e geometria, una riflessione sul territorio lucano, sulla terra, sulla dimensione della verifica e della misurazione, derivate dalla sua formazione di grafico e artista visuale prima che di fotografo. Prelievi, sovrapposizioni, slittamenti creano forme decontestualizzate e bidimensionali in un paesaggio reale. Il lavoro è espressione della forte sperimentazione che l’artista mette in atto di fronte ai diversi temi che si trova ad affrontare, in stretto dialogo con la più aggiornata ricerca artistica.
L’unione di fotografia e grafica trova, in questo caso, la sua realizzazione nella stampa litografica, con l’uso di proiezioni ortogonali e inserimenti di campiture gialle che caratterizzano la serie.

9 litografie
Fondo Lanfranco Colombo / Regione Lombardia

Gilbert Fastenaekens (Bruxelles, Belgio, 1955) sviluppa le sue ricerche visive sul paesaggio e sugli spazi urbani. Nel 1984 partecipa alla Mission photographique de la DATAR, in Francia, restituendo poetiche visioni notturne dei siti industriali nella regione della Lorena.

In Nocturne, uno tra i primi lavori dell’autore, Fastenaekens utilizza la notte come filtro per osservare la città e l’ambiente attraverso un approccio consapevole e ponderato, caratteristico della fotografia documentaria di paesaggio.

Le immagini di Fastenaekens sono una silenziosa esplorazione spaziale che ci porta al superamento del visibile, una lenta osservazione dello spazio urbano nel suo momento di massimo rallentamento.

La città avvolta nell’oscurità appare sospesa, enigmatica, perde la sua identità urbana e assume una dimensione onirica, surreale e magica, quasi metafisica e introspettiva.

Nelle fotografie esposte la profondità della notte, assorbita dai muri e dalle strade, diventa elemento palpabile e percettibile e uniforma nello stesso racconto frammenti di luoghi diversi e lontani tra loro.

10 stampe alla gelatina bromuro d’argento
Fondo Lanfranco Colombo / Regione Lombardia

Sociologo di formazione e di professione, Luigi Gariglio (Torino, 1968) si dedica alla fotografia, spaziando dal paesaggio al ritratto con una particolare attenzione all’indagine sull’identità.
Nel 2006 partecipa al progetto ‘Changing Faces. Work/Lavoro’, ideato e promosso dalla rete IPRN (International Photography Research Network), focalizzato sul tema del lavoro in relazione ai grandi cambiamenti della società contemporanea dovuti al processo di globalizzazione.
Gariglio realizza il progetto ‘2 a.m. Family Business Society’ nella città di Jyväskylä, in Finlandia, dove ha lavorato in residenza artistica: l’identità culturale degli abitanti è definita dallo stretto rapporto con la natura e dall’attività lavorativa che si tramanda di padre in figlio. Le persone ritratte sono la più giovane generazione dell’azienda familiare in posa nell’ambiente naturale che non solo è sfondo ma soggetto esso stesso.
L’autore realizza i suoi ritratti con una certa libertà di inquadratura, pur mantenendo una omogeneità di visione data dallo stesso orario di scatto – le 2 del mattino – e dall’immersione dei soggetti nell’ambiente naturale. Ogni ritratto fa parte di un trittico composto da un testo, scritto dal soggetto fotografato, che tocca i temi della memoria familiare e dell’identità individuale e collettiva e dall’immagine del proprio avo ri-fotografata appoggiata a terra nello stesso luogo in cui è stato realizzato il ritratto.

5 stampe Lambda, Dibond, cornice
Raccolta antologica / Proprietà dell’autore

Dall’età di tredici anni Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) inizia a lavorare presso la Tipografia Marchigiana: da qui, il suo interesse per l’arte. Maestro della fotografia italiana del
Novecento e uno tra i più noti fotografi a livello internazionale, lavora intensamente sul paesaggio rurale e sulla figura umana nelle sue diverse età. La sua ricerca, legata al movimento dell’Informale, si connota per la forte espressività.
Tra il 1955 e il 1957 Giacomelli realizza una serie di scatti intitolata Vita d’ospizio, progetto su cui torna più volte nel corso della sua vita (1966-1968 e 1981-1983), quando fotografa gli anziani ricoverati nella casa di riposo di Senigallia avendo in testa ossessivamente la celebre poesia di Cesare Pavese.
L’autore si sofferma continuamente sul pensiero della morte, sulle sofferenze, sull’inarrestabile scorrere del tempo, e l’ospizio incarna il luogo perfetto per raccontare queste vicende. I ritratti degli anziani rappresentano per Giacomelli la paura di invecchiare, sono la proiezione immaginativa di un limbo angosciante.
La serie Verrà la morte e avrà i tuoi occhi costituisce uno dei reportage più drammatici di Giacomelli. I corpi, segnati da rughe profonde, sono accentuati dall’uso deciso degli stessi bianchi e neri, molto contrastati, quasi grafici, che caratterizzano la sua indagine, ugualmente intensa e sofferente, sul paesaggio.

14 stampe alla gelatina bromuro d’argento
Fondo Lanfranco Colombo / Regione Lombardia

Paul Graham (Stafford, Gran Bretagna, 1956) è uno degli innovatori della fotografia inglese contemporanea e un artista di spicco della scena internazionale. Lavora sul paesaggio e sugli stati esistenziali dell’uomo contemporaneo.
Untitled è stato realizzato per le strade di Milano nell’ambito del progetto di committenza pubblica ‘Milano senza confini’, dove la città è intesa più come “motivo” che come “luogo” in quanto tale. Da non italiano, Graham guarda le persone da una certa distanza, con una sorta di distacco. Attori inconsapevoli che aspettano, pensano, ansiosi o sospesi, chissà. Semplici momenti, ordinarie interruzioni nella vita che normalmente nessuno si soffermerebbe a fotografare. L’autore osserva con affetto l’identità comune, il tratto umano che tutti noi abbiamo e le infinite differenze e sfumature nella vita delle persone.
Lo sguardo di Graham si concentra su una sola figura, quasi ad isolarla dalla folla, nella tagliente luce dell’estate, a mezzogiorno, quando ogni cosa diventa brillante, chiara e nitida, sullo sfondo della città, ad evocare la solitudine e l’apparente sospensione nello spazio e nel tempo.

12 Cibachrome
Fondo Milano Senza Confini / Città Metropolitana di Milano

Tancredi Mangano (Lisieux, Francia, 1969) è scultore, docente e fotografo che utilizza diversi linguaggi artistici. I suoi primi interessi in campo fotografico si concentrano sui processi di creazione di immagini senza dispositivo, ottenute dal contatto diretto di elementi naturali che interagiscono chimicamente con la carta, senza la mediazione dell’ottica. Parallelamente sviluppa lavori di ricerca sulle forme di resistenza all’interno della città. Per Mangano la fotografia è ricerca, un mezzo che permette di andare oltre la realtà, una sorta di veicolo tra la sua interiorità e l’esteriorità del reale.
Nella serie ‘In Urbe’, realizzata nell’ambito del progetto di committenza Idea di Metropoli, si sofferma sull’osservazione
di dettagli trascurabili: esseri viventi che si adattano alle condizioni più ostili, nel complicato rapporto tra natura e urbanizzazione. Le piccole piante che crescono spontanee ai bordi delle strade o tra le crepe del cemento acquisiscono nuova dignità, rivendicano un diritto di esistenza, divenendo simbolo di resilienza.
Ogni pianta è identificata attraverso il nome latino, con un chiaro rimando alla botanica e allo studio scientifico delle varietà vegetali. La serie è esposta in teche che ricordano gli erbari secenteschi, evidenziando la valenza classificatoria di questo progetto, che segue la più classica delle tassonomie.

18 stampe cromogeniche
Fondo Idea di Metropoli / Comune di Cinisello Balsamo e Città Metropolitana di Milano

A partire dagli anni Cinquanta Floris Neusüss (Lennep, Germania, 1937) sperimenta la tecnica del fotogramma, facendone il suo unico strumento espressivo e diventando uno degli artisti più affermati in questo ambito. Il suo lavoro di ricerca più noto è quello sul corpo umano, riportato a grandezza naturale come impronta bianca su carta fotografica, in una sfida ai limiti di un processo che dà nuova interpretazione alla figura umana.

La pratica del fotogramma permette di realizzare delle immagini fotografiche senza l’uso della macchina fotografica, servendosi unicamente di carta fotosensibile, oggetti di qualsiasi natura e un colpo di luce.

In Fotogram Neusüss crea affascinanti composizioni astratte che esplorano le diverse possibilità di visione tra bianco e nero, luce e ombra, movimento e staticità, presenza e assenza. L’artista rimuove gli oggetti dai loro contesti e lavora su di essi con esposizioni multiple, spostamenti di luci, dissolvenze, solarizzazioni e sperimentazioni tecniche, fino ad ottenere immagini perfette che invitano l’osservatore a contemplare l’essenza della forma.

Le immagini esposte assomigliano a delicati disegni a carboncino, eleganti e ipnotici mantra che liberano la fotografia dalla sua funzione di prelievo della realtà in un ritorno all’essenza stessa della scrittura con la luce nella quale trovare astrazione e inconscio.

7 stampe alla gelatina bromuro d’argento
Fondo Lanfranco Colombo / Regione Lombardia

Dai primi anni Novanta Alessandra Spranzi (Milano, 1962) utilizza la fotografia e il video con progetti ogni volta diversi per raccontare una visione altra o alterata della realtà, sia attraverso la messa in scena sia con il prelievo di pezzi di realtà, o ancora intervenendo su materiale d’archivio.
Ha realizzato diversi libri, fra cui ‘Selvatico (colui che si salva)’, ‘Cose che accadono’ e ‘Tornando a casa’.
La serie ‘Il velo’ è realizzata nel Casinò Municipale di San Pellegrino Terme, chiuso da tempo, uno dei luoghi scelti per il progetto di committenza ‘Storie immaginate in luoghi reali’. L’autrice ha indagato il senso del passare del tempo
e dell’abbandono attraverso i mobili trovati nel vecchio edificio, coperti da teli e lenzuola che li nascondono e proteggono. L’oggetto viene riconfigurato, resta in qualche modo riconoscibile e familiare ma nello stesso tempo acquista una forma nuova, autonoma. Sotto il velo il visibile diventa invisibile e la presenza è fondata sulla sua assenza: proprio in questo scarto dell’ovvio si trova il filo conduttore che lega ‘Il Velo’ agli altri progetti dell’artista.
In linea con il titolo della committenza, nella serie ‘Il Velo’ l’autrice riesce a staccarsi dalla visione oggettiva della fotografia documentaria per ritrovare le atmosfere evocative e sospese caratteristiche della sua fotografia e della sua produzione artistica in generale.

7 stampe cromogeniche, Dibond, cornice
Fondo Storie immaginate in luoghi reali / Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea

Hans van der Meer (Leimuiden, Paesi Bassi, 1955) è un fotografo attivo dai primi anni Ottanta. Dopo alcuni reportage di indagine sociale sui comportamenti urbani e sul mondo del lavoro avvia nel 1995 una ricerca sul tema del calcio. È membro della redazione di ‘Useful Photography’, rivista che indaga il valore estetico delle immagini di uso comune (ad esempio le fotografie pubblicate su cataloghi, confezioni, manuali di istruzione…).
‘European Fields. The Landscape of Lower League Football’ è un lungo lavoro dedicato al calcio amatoriale realizzato in più di venti paesi europei e che presenta il calcio in modo totalmente diverso rispetto ai mass media: un mondo lontano dal grande business dello sport e dai suoi miti, un ritorno alle radici e ai suoi significati originari. Le fotografie di Van der Meer combinano in modo sapiente e ironico situazioni spesso buffe, a volte goffe, divertenti, talvolta surreali, sempre molto umane. Le figure dei giocatori che si muovono sui campi creano spesso delle microstorie che ricordano la pittura fiamminga, in una scena dominata da paesaggi ogni volta diversi.
L’omogeneità di linguaggio, soggetto, distanza, visione mette in risalto la moltitudine di situazioni che avvengono in campo e sottolinea la varietà dei paesaggi di tutta Europa. Le stesse tematiche vengono sviluppate attraverso l’immagine in movimento, come nel caso del video Calciatori della domenica, realizzato nell’area urbana milanese su committenza del Museo.

4 stampe cromogeniche, Dibond, cornice – Video 30’
Raccolta antologica / Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea

 

 

Mercoledì 7 giugno
ore 17
> visita guidata alle collezioni del Museo nell’ambito della seconda edizione di “Archivi aperti”, promossa da Rete Fotografia (su prenotazione: servizioeducativo@mufoco.org o 02 6605661).
ore 18
> visita guidata in anteprima alla mostra, con un brindisi di inaugurazione. Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria a servizioeducativo@mufoco.org o 02 6605661.
ore 19 – 21 > apertura Museo a ingresso libero

 

Giovedì 8 giugno
c/o Triennale di Milano

Ore 16 > visite guidate gratuite alla mostra “La Terra Inquieta”, a cura di Massimiliano Gioni e promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi e dalla Triennale di Milano (prenotazione obbligatoria fotografia@beniculturali.it ingresso ridotto alla mostra 5,50 euro).
Ore 17 > tavola rotonda sul tema “Fotografia e società: documento o espressione artistica?”, promossa dal Museo di Fotografia Contemporanea, dalla Triennale e dal Comune di Milano. L’appuntamento costituisce la seconda tappa di un ciclo di conferenze programmate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo come prosieguo degli Stati generali della fotografia appena conclusi, al fine di dare voce alle molteplici realtà del territorio sulle nuove opportunità per la fotografia italiana.
Per informazioni e iscrizioni fotografia@beniculturali.it

 

Venerdì 9 giugno
ore 17
> racconto della fotografa Beatrice Sugliani sul proprio lavoro dedicato agli skaters
ore 18 > presentazione del progetto artigianale Recycling Boards di Cinisello Balsamo, a cura di tre giovani creativi che a partire da vecchie tavole da skateboard realizzano oggetti di design. L’inaugurazione è preceduta dai saluti istituzionali di Andrea Catania, Assessore alle Politiche culturali del Comune di Cinisello Balsamo. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino a domenica 11 giugno, negli orari di apertura del Museo (dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19).
fino alle 22 > apertura Museo con possibilità di visite guidate alla mostra, in occasione della festa “Sogno d’Amore”, promossa dal Comune di Cinisello Balsamo, che avrà luogo nelle sale e nel parco di Villa Ghirlanda.

 

Orari di apertura del Museo dal 5 all’11 giugno, in occasione della PhotoWeek:
lunedì, martedì, giovedì: ore 15 – 19;
mercoledì e venerdì: ore 15 – 21;
sabato e domenica: ore 10 – 13 e 14 – 19

Orari di apertura della Biblioteca specialistica:
Da lunedì a sabato: ore 15 – 19;

Dopo la PhotoWeek, il Museo osserverà il consueto orario di apertura ogni sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19.

In occasione della Giornata del Contemporaneo, l’evento promosso da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani che dal 2005 invita i musei ad aprire le loro porte, il Museo propone una visita guidata gratuita alla mostra in corso COLLEZIONE PERMANENTE | Serie

Sabato 14 ottobre ore 17
Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria a servizioeducativo@mufoco.org o 02.66056631 – 02.6605661

 

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