CALL | REFOCUS. Selezionati i fotografi vincitori

ONGOING, AWARDS

REFOCUS
Open call fotografica sul territorio italiano all’epoca del lockdown
promossa da Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT
in collaborazione con Museo di Fotografia Contemporanea e Triennale Milano

 

16 settembre 2020 – Sono venti i fotografi selezionati nell’ambito del bando REFOCUS. Open call fotografica sul territorio italiano all’epoca del lockdown, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in collaborazione con Museo di Fotografia Contemporanea e Triennale Milano. I vincitori – Arianna Arcara, Lorenzo Bacci e Flavio Moriniello, Fabrizio Bellomo, Tomaso Clavarino, Matteo De Mayda, Ilaria di Biagio, Stefan Giftthaler, Filippo Gobbato, Giulia Iacolutti, Guido Lettieri, Stefano Maniero, Guido Montani, Domenico Nardulli, Mattia Paladini, Camilla Piana, Benedetta Ristori, Jacopo Valentini, Cosimo Veneziano, Hugo Weber, Alba Zari – hanno saputo restituire una grande varietà di linguaggi e una lettura sfaccettata, complessa e variegata della società italiana durante i mesi di quarantena.

La Commissione, riunitasi il 4 settembre 2020, era composta da Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea; Giovanni Fiorentino, studioso di storia, teoria e cultura dei media, presidente della SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia; Cinzia Schiraldi, funzionario architetto MiBACT-DGCC; Francesca Seravalle, curatrice indipendente, docente universitaria; Giovanna Silva, fotografa, docente universitaria e editore.
Delle 186 candidature pervenute, la Commissione ha valutato l’esperienza formativa documentata dal curriculum, la qualità del portfolio, il valore dell’idea progettuale e delle immagini presentate in relazione alle richieste del Bando, dando particolare rilevanza all’originalità della ricerca e all’effettiva realizzazione visiva.

Il progetto sarà completato a breve da una seconda call che individuerà altri 20 fotografi sul tema della ripresa dopo il lockdown e sulle trasformazioni economiche, sociali e psicologiche che stiamo vivendo.
I lavori selezionati andranno a comporre una mostra che sarà ospitata presso Triennale Milano nel corso del 2021 e confluiranno in parte nelle collezioni del MUFOCO a conclusione dell’intero progetto.

 

 

I FOTOGRAFI

  • Arianna Arcara, (senza titolo), per la sensibilità con cui ha saputo affrontare uno dei temi più presenti  nell’immaginario dell’emergenza sanitaria, realizzando una serie di ritratti di medici e infermieri, intensi e privi di retorica.

 

  • Lorenzo Bacci e Flavio Moriniello, ‘Termodinamica di una singolarità’, per l’articolato impianto concettuale e per l’approccio sperimentale di una ricerca che utilizza una strumentazione prettamente tecnico/scientifica come la termocamera per indagare il non visibile riuscendo a restituire le sensazioni vissute durante il lockdown.

 

  • Fabrizio Bellomo, ‘Lo spettacolo deve continuare’, per la lucidità critica con cui indaga il ruolo dei media come generatori di percezione della realtà, attraverso un’approfondita ricerca sui meccanismi di spettacolarizzazione e drammatizzazione di cui la comunicazione si avvale.

 

  • Tomaso Clavarino, ‘Quarantine Ballad’, per la forza di un’indagine prettamente visiva, secondo le istanze più contemporanee del linguaggio fotografico, che racconta di una condizione intima e introspettiva vissuta in relazione con l’ambiente naturale ed extra-urbano.

 

  • Matteo De Mayda, ‘Stadio Luigi Ferraris, Genova’, che con grande rigore ha trattato un tema profondamente radicato nella società italiana come quello del calcio. Il lavoro è una sorta di studio sullo stadio ‘Marassi’ che, svuotato delle persone e fotografato come puro elemento architettonico, diventa simbolico della condizione imposta dal lockdown.

 

  • Ilaria di Biagio, (senza titolo), per aver affrontato con spontaneità e delicatezza il tema dell’isolamento in chiave familiare e autobiografica, nelle campagne, soffermandosi sull’idea di un tempo ritrovato attraverso la cura della natura e dei rapporti con il vicinato.

 

  • Stefan Giftthaler, (senza titolo), per l’accurata meditazione sul paesaggio urbano quotidiano e sullo scorrere del tempo, attraverso un progetto seriale e concettuale – la ripetizione di uno stesso elemento architettonico visto dalla finestra di casa – che misura una quotidianità dilatata.

 

  • Filippo Gobbato, ‘Quarantena fiduciaria’, che ha affrontato con il linguaggio classico del reportage un tema sociale delicato, importante e parzialmente rimosso quale la quarantena fiduciaria per i richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza, stimolando riflessioni sulla precarietà della condizione umana.

 

  • Giulia Iacolutti, ‘Inscape’, per il lavoro in pellicola bianco e nero che mette in relazione, in chiave diaristica e personale, i paesaggi interiori in continua mutazione durante la gravidanza in corso e quelli attraversati nel continuo tragitto tra casa e ospedale.

 

  • Guido Lettieri, (senza titolo), per l’astrazione grafica cui le immagini tendono, grazie alla fotografia aerea del drone, generando un cortocircuito visivo su specifici spazi di città. I campetti da gioco, normalmente pieni di suoni e persone, sono qui percepiti soltanto come forme, insolitamente spopolati e silenziosi.

 

  • Stefano Maniero, ‘L’opposto della verità è un’altra verità’, per l’interessante ricerca che si sofferma sul rapporto tra fotografia e testo, esplicitando quanto l’interpretazione delle immagini possa modificarsi a seconda del momento, del contesto di produzione e fruizione, delle informazioni che possediamo per decodificarle.

 

  • Guido Montani, ‘Home stay home’, che ha documentato la condizione sospesa del lockdown in una grande città come Milano rivolgendo lo sguardo verso le periferie, soffermandosi su spazi e persone spesso ai margini della società con una narrazione antiretorica.

 

  • Domenico Nardulli, ‘Spazio Libero’, per aver documentato il vuoto generato dal lockdown anche negli spazi fisici della comunicazione di massa urbana, mostrando i billboard rimasti bianchi nelle strade della metropoli che modificano la percezione del paesaggio urbano evocando scenari di crisi economica e sociale.

 

  • Mattia Paladini, ‘Lockdown in Valle d’Aosta’, attraverso un progetto di ricerca sul paesaggio si è soffermato ad osservare le frontiere della Valle d’Aosta, restituendo immagini di una natura potente e immobile nella sua vastità evocando al tempo stesso le questioni di stretta attualità legate ai confini e alla libera circolazione delle persone durante la pandemia.

 

  • Camilla Piana, ‘Via Rubens n°9’, per lo sguardo familiare con il quale si avvicina agli abitanti del suo palazzo di ringhiera, riscoprendo una quotidianità fatta di lentezza e gesti, sguardi, posture, abitudini e ponendo l’attenzione sui cambiamenti delle idee di comunità e di vicinato indotti dal periodo di isolamento.

 

  • Benedetta Ristori, (senza titolo), per la coerenza di linguaggio, stilistica e cromatica, con la quale osserva la città e le persone fuori dalla sua finestra, nel trascorrere lento dei giorni di confinamento, alla ricerca di distrazione e contatto tra le persone.

 

  • Jacopo Valentini, ‘Superlunare’, per l’accurata produzione di immagini esteticamente suggestive, tanto nei paesaggi quanto negli still life, capaci di trasformare un momento preciso del lockdown – le giornate della superluna – in una condizione universale e senza tempo, generando atmosfere misteriose e sospese.

 

  • Cosimo Veneziano, ‘HAL 9000’, che riflette sul concetto di spazio fisico e virtuale con un progetto semplice e sorprendente, partendo dai paesaggi fruiti durante il lockdown attraverso le webcam sparse sul territorio italiano e approdando a immagini visivamente sorprendenti di fuga dalla realtà.

 

  • Hugo Weber, ‘…’, per l’autenticità delle immagini che danno vita a un reportage istintivo e drammatico dei mesi di confinamento, dalla quali emergono, con irriverenza e senza filtri di mediazione, i sentimenti più cupi di ansia e paura della morte legati all’emergenza sanitaria.

 

  • Alba Zari, ‘I am vertical’, per il lavoro di rilettura del suo archivio fotografico familiare come generatore di ricordi e emozioni in continuo cambiamento, con un’indagine visiva autobiografica che misura il tema della memoria nello scarto tra analogico e digitale.

 


 

LA CALL

11 maggio 2020 – La Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT, preso atto della necessità di revisionare il progetto “REFOCUS. Open call fotografica sul territorio italiano all’epoca del lockdown”, ha attivato una sinergia con la Triennale Milano e il Museo Fotografia Contemporanea e ha apportato le necessarie integrazioni al bando, per declinarne meglio finalità e obiettivi.

REFOCUS nasce dall’esigenza di realizzare un percorso di indagine e documentazione durante la Fase 1 del lockdown, attraverso la produzione di un racconto fotografico sul vuoto e sulla sospensione nelle città, nei paesaggi naturali e antropici, nonché sulle modalità di vita e di riorganizzazione di spazi, società, lavoro e tempo libero. Il progetto solleva l’attenzione sulla ‘rimessa a fuoco’ della realtà attraverso lo sguardo dei fotografi, in seguito agli effetti che il confinamento ha avuto sulle coordinate spazio-temporali del vivere quotidiano e su come questo abbia indirettamente trasformato la percezione della realtà stessa.

Il bando è rivolto a fotografi, artisti e operatori visivi under 40 che sono invitati a presentare almeno 5 immagini, intese anche come esemplificative di un progetto più ampio e articolato i cui soggetti potranno essere spazi urbani, piazze, monumenti, palazzi, musei e altri luoghi della cultura, così come paesaggi. L’intenzione è da un lato di costruire per il futuro la documentazione di una condizione forse irripetibile di uso, non-uso, modificazione degli spazi urbani, della relazione tra spazio pubblico e spazio privato, degli stili e dei ritmi di vita, della condizione emotiva ed esistenziale delle persone, dall’altro di mettere alla prova gli stessi linguaggi e pratiche dell’immagine, di fronte a questioni fondamentali – tecnologiche, politiche, psicologiche, economiche – che nell’attualità prefigurano la società futura.

Con l’obiettivo di valorizzare l’intero progetto e i suoi autori, la DGCC si impegna a produrre una mostra dei lavori selezionati che sarà ospitata presso La Triennale di Milano nel corso del 2021. La produzione delle opere sarà a carico della DGCC e le modalità di presentazione saranno concordate con gli autori e la direzione scientifica del progetto. Una selezione delle opere prodotte, operata d’intesa con i singoli autori, potrà essere acquisita ed entrare a far parte delle collezioni del MUFOCO a conclusione di tutto il progetto.

Saranno selezionati 20 autori, a cui verrà riconosciuto un contributo economico di 2.000 euro al lordo di IVA e di ritenute fiscali e previdenziali, quale corrispettivo per la cessione dei diritti di utilizzazione delle immagini per la pubblicazione online e/o cartacea.

La data di scadenza del bando è stata prorogata al 10 giugno 2020.
Per chi avesse già inoltrato il materiale, è possibile integrare o ripresentare una nuova proposta entro i termini previsti.

Scarica il bando e i suoi allegati al seguente link: www.aap.beniculturali.it/Bando_Refocus.html
Per ulteriori informazioni scrivere a dg-aap.servizio2@beniculturali.it

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