Identità alpina

IDENTITA’ ALPINA

MOSTRE, PREMI

Il patrimonio culturale alimentare: persone, comunità a tavola, paesaggi, saperi agricoli e artigianali

Darsena di Milano, accesso da viale Gorizia

 

Inaugurazione: lunedì 19 ottobre ore 19

In mostra i vincitori del premio per progetti fotografici e audiovisivi promosso dall’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia nell’ambito del progetto E.CH.I. Etnografie italo-svizzere per la valorizzazione del patrimonio immateriale dell’area transfrontaliera

 

L’Archivio di Etnografia e Storia Sociale di Regione Lombardia promuove da tempo la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio che buona parte della cultura di tradizione, riti e consuetudini sociali, tecniche e saperi artigianali, lingue e dialetti, racconti fantastici dalle radici profonde, leggende che spiegano usi desueti, paesaggi costruiti dal lavoro dell’uomo e antichi toponimi, cada nell’oblio e non venga affidata e trasmessa alle nuove generazioni. Portare alla conoscenza e alla diffusione quegli elementi del patrimonio che concorrono a unire i tratti della regione alpina transfrontaliera, nel rispetto delle differenze, è tra gli obiettivi che le istituzioni pubbliche da Aosta a Bolzano (Valle d’Aosta, Cantone Vallese, Piemonte, Cantone Ticino, Lombardia, Cantone Grigioni e Sud-Tirolo) hanno perseguito con il progetto E.CH.I. Etnografie italo-svizzere per la valorizzazione del patrimonio immateriale dell’area transfrontaliera.

Sulla base di queste esperienze, Regione Lombardia ha promosso il concorso per progetti fotografici e audiovisivi Identità Alpina. Il patrimonio culturale alimentare: persone, comunità a tavola, paesaggi e saperi agricoli e artigianali.

Il patrimonio culturale alimentare racchiude saperi e consuetudini sociali, riti e pratiche agricole, lavoro e conoscenza della natura, lingue e paesaggi. Il cibo dunque non solo come alimento, ma segno culturale che comunica i tratti complessi delle tecniche e dei saperi che lo hanno prodotto, carico di segni simbolici che lo distinguono in relazione ai riti nei quali viene consumato. La cultura alimentare è connessione, supera versanti e frontiere, è frutto di scambi, passaggi, contaminazioni. È identitaria e, nei tratti alpini, collega gli ingredienti di una comune vicenda.

La giuria del concorso (composta da Renata Meazza, responsabile dell’Archivio di Etnografia e Storia Sociale; Silvia Paoli, esperta di fotografia storica; Diego Ronzio, esperto del settore audiovisivo; Benedetta Sevi, Dirigente della Struttura della Patrimonio Culturale e imprese culturali della Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie; Mirko Sotgiu, giornalista di settore, Silvia Stabile, giurista in ambito dei beni culturali; Roberto Tomesani, esperto di fotografia contemporanea; Roberta Valtorta, esperta di fotografia contemporanea) ha scelto tre vincitori e una menzione speciale per ogni sezione: fotografia e audiovisivi.

Le opere saranno in mostra nella suggestiva cornice della Darsena di Milano dal 20 ottobre fino al 1 novembre 2015.

orari: lunedì-venerdì ore 10.30 – 21, sabato e domenica 10.30-24

Ingresso libero

 

SEZIONE FOTOGRAFIA

 

Primo premio

Il bosco scende di Tommaso Perfetti

La montagna ormai da decenni la si abbandona, la si trascura. Si scende a valle, si sceglie un altro lavoro, meno faticoso e più redditizio. I campi, i pascoli, gli alpeggi diventano bosco in poco tempo. E il bosco custodisce tutte le tracce di chi un tempo da lì ci è passato, di chi in quel punto aveva una casa, delle vigne, delle attività. Oggi è tutto avvolto in un groviglio di rami che sotterra e protegge, ma poi piano piano cancella. Ma la montagna è viva e attraversata dalle storie di chi ha scelto di restare o di tornare. Il ritratto è un istante, preciso e irripetibile, ma è anche l’incrocio tra la vita dell’autore, i suoi passi e le storie di chi ha incontrato. Il ritratto mostra un corpo, uno solo, specifico, ma allo stesso tempo mostra un’intera comunità, una cultura, una famiglia. Sono paesaggi e ritratti eseguiti tra la Valtellina e la Valcamonica, prendendosi il tempo di conoscere le loro storie: “Il bosco sta scendendo” dicono tutti “tra poco non ci sarà più spazio”. Gente che vive del proprio lavoro e che resiste, nonostante tutto.

Progetto molto chiaro e coerente, in linea con i criteri della fotografia documentaria contemporanea. Linguaggio sintetico e compatto che esprime un senso di malinconia e di straniamento attraverso intensi ritratti in contrappunto con pochi, semplici ma efficaci particolari del paesaggio montano in abbandono.

Secondo premio

50,00 Hz di Filippo Messina

Il legame tra due valli, segnato da secoli di storia comune e passaggio di genti, è reso evidente dalla stessa conformazione geografica: la Val Poschiavo, circondata quasi interamente da ripide pendici, si apre verso sud alla sola Valtellina. Il fluire delle acque lega le due vallate. Il legame geografico si ripercuote su tradizioni, attività produttive, consuetudini alimentari: un’economia montana comune da entrambi i lati della frontiera. Uno sguardo rinnovato, attento e affilato, mette a confronto spazi e situazioni che sono di confine, incrociando tradizioni e futuro. Una chiave di lettura per l’analisi di fenomeni diversi tra loro, ma ricchi di relazioni sotterranee che emergono con assonanze di colori, forme e suggestioni. Resta una cognizione d’insieme, dove la catena produttiva di un alimento tesse intrecci con luoghi e persone. La serie fotografica si dispiega in polittici legati da un’emozione, da una corrispondenza cromatica o luminosa. Nello stesso tempo ogni immagine mantiene una propria singolarità, partecipa a una rigorosa operazione di approfondimento dello specifico. La materia può essere rifinita e divenire familiare come la superficie degli ingredienti di una pietanza, oppure selvaggia e frastagliata come il profilo di un costone roccioso.

Progetto realizzato con raffinatezza e grande cura formale, con una interessante alternanza di particolari della natura e di prodotti alimentari lavorati dall’uomo. Studio approfondito delle texture che avvicina efficacemente lo sguardo dell’osservatore al mondo della montagna.

Terzo premio

Valli varesine: agricoltura e paesaggio di Claudio Argentiero

Raccontare il lavoro agricolo attraverso i luoghi, la forza del paesaggio e delle architetture, i volti di agricoltori e allevatori ripresi nei propri ambienti di lavoro. Un viaggio nella bellezza dell’ambiente montano raccontato da immagini di paesaggi naturali e coltivati, nell’amore per la terra e il lavoro, narrato attraverso una serie di ritratti di uomini e donne che posano accanto agli animali che accudiscono. Le fotografie scattate tra il 2014 e il 2015 fanno parte di un ampio progetto di documentazione del territorio varesino, finalizzato alla salvaguardia del paesaggio e alla trasmissione tra generazioni di radicate tradizioni.

Lavoro che rappresenta con forza il rapporto tra l’uomo e gli animali in ritratti ben ambientati e costruiti con grande cura, controllo, rispetto e coerente linguaggio compositivo.

Menzione speciale

Storia di fatica e ingegno contadino tra rocce e sole di Valentino Candiani

La Valtellina di Tirano e la Svizzera della Val Poschiavo hanno in comune una storia di fatica: quella di contadini, apicoltori, allevatori, orticoltori, cuochi, artigiani. Piccoli fazzoletti di terra coltivabili sono stati strappati alla roccia per realizzare un paesaggio terrazzato delimitato e sostenuto da muretti a secco, costruiti utilizzando sassi incastrati alla perfezione con abilità. Sono immagini di contadini e di piccole realtà produttive ancora esistenti e resistenti in questo territorio. Un omaggio al passato, una documentazione del presente, uno stimolo per le nuove generazioni.

Documentazione assai variegata del territorio, composta da molti temi, dal paesaggio al ritratto, ai momenti di vita e di lavoro della montagna.

 

SEZIONE AUDIOVISIVI

 

Primo Premio

Il passo di Alessandra Locatelli, Mattia Colombo e Francesco Ferri

Il Passo è la storia di una prova di forza, quella di Gabriele che a tredici anni affronta per la prima volta un’estate da pastore sulle Alpi. Il passo è il valico tra le montagne, ma anche l’unità del cammino, il rito del passaggio, la metafora di una crescita, di un cambiamento. È un cammino fisico e interiore, quasi un’educazione sentimentale, un’iniziazione alla vita. La fatica quotidiana, la lentezza e la solitudine, la lontananza da casa e il distacco sono tutti elementi di un dramma che non è solo di Gabriele ma di tutti i pastori che sono con lui. Il film segue Gabriele, scava nelle relazioni che intreccia e che la montagna crea e distrugge. La struttura del film assomiglia a quella di un romanzo di formazione che, pagina per pagina, scena per scena, segue il giovane protagonista sempre più da vicino, attraverso le prove che lo aspettano, scoprendo alla fine del viaggio un personaggio diverso da quello che era all’inizio.

Progetto che presenta un percorso di formazione, una storia emblematica e attuale, dalla quale emergono il confronto tra generazioni e la particolarità della vita in alpeggio. La qualità del lavoro è data da una efficace alternanza di dialoghi e silenzi, dalla sensibilità e consapevolezza dello sguardo e della costruzione narrativa. 

Secondo Premio

Quello che mangia di Elvio Manuzzi e Pietro De Tilla

Come si parla di alimentazione? Quali sono i luoghi, le occasioni, le situazioni, gli individui, i gruppi tra cui cercare, dove osservare e riconoscere la cultura dell’alimentazione di un territorio?

Conoscere la cultura dell’alimentazione di un territorio significa avere la sensibilità di comprendere che relazione gli abitanti intessono con e attraverso il cibo, quando lo stanno coltivando, quando lo stanno allevando o procacciando in natura, quando lo mangiano, con chi, dove e mossi da quali motivazioni. Quando lo condividono, quando lo preparano per gli altri, per mestiere o per affetto. Quando lo stanno per perdere a causa di una stagione particolarmente avversa. Quando lo stanno scrivendo e fissando su ricettari familiari, quale parte pregnante della memoria affettiva più intima. Il cibo lo produciamo per noi e per gli altri, sempre. Mentre lo stiamo producendo è già un dono, varrà per altri e verrà ceduto.

Progetto strutturato per quadri di documentazione che narrano la relazione tra alimentazione animale e umana e mettono in scena il rapporto tra giovani e anziani all’interno di una comunità. Buona la descrizione del luogo e attento il lavoro di ricerca etnografica.

Terzo Premio

Dolci Acque di Eric Davanzo

Dolci acque sviluppa in chiave simbolica il tema prescelto: l’intento non è didascalico ma evocativo. Attraverso lo scorrere dell’acqua l’osservatore è portato a seguire il continuo evolversi di forme, luoghi e materia. Dalle cime ghiacciate, lungo i fianchi delle montagne, attraverso i corsi naturali e artificiali delle centrali idroelettriche, l’acqua, elemento vitale per eccellenza, percorre le valli. La catena alimentare é ripercorsa come un viaggio che incrocia vita, morte e trasformazione. La natura dei luoghi montani non è facile: l’uomo ha imparato a conoscerla, a piegarla ai suoi scopi, a volte semplicemente ad assecondarla. Ha sviluppato attività produttive adattandosi a climi e terreni diversi, facendosi amico lo scorrere delle stagioni. Così pastorizia e allevamento si spostano nel corso dell’anno, alla ricerca delle altitudini più propizie. Le immagini si inerpicano lungo i fianchi della montagna. Sulle tracce di un allevatore di Viano si risalgono prati ripidi al seguito di vacche e vitelli, ma basta affacciarsi verso la valle per intravedere il lago di Poschiavo.

Progetto realizzato con attenta cura formale, strutturato con un’interessante alternanza di quadri visivi sul paesaggio e sul lavoro di montagna.

Menzione speciale

La gra. Castagne a Rodolo di Italo Sordi e Fabrizio Caltagirone

Per le comunità alpine e prealpine tradizionali, la castagna rappresentava un fattore essenziale di sopravvivenza e dava luogo a una serie di attività che impegnavano l’intero arco dell’anno.

Il documentario racconta come, quella che è stata definita la “civiltà del castagno”, si è realizzata a Rodolo, un piccolo paese del versante nord delle Orobie, in Valtellina. Qui “per passione”, ma anche per una sorta di pietas nei confronti delle fatiche e dei sacrifici dei propri antenati, alcune persone affiancano alle proprie attività lavorative un costante e concreto impegno nella conservazione dei saperi e delle pratiche tradizionali relative alla coltivazione del castagno e alla lavorazione dei suoi frutti. Dalle loro parole emerge una tenace continuità tra il passato e il presente della montagna lombarda. Di tutto questo rimangono interessanti consuetudini alimentari come il panón di castagne e noci o la minestra di doméga composta di orzo, fagioli, castagne e latte, e soprattutto le complesse tecniche di affumicamento delle castagne nelle gra.

Attento lavoro di documentazione e di ricerca etnografica.

 

www.aess.regione.lombardia.it

www.intangiblesearch.eu

www.echi-interreg.eu

 

 

 

 

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