IL CORPO COME LINGUAGGIO

MOSTRE

Anni Sessanta e Settanta
a cura di Roberta Valtorta

LINK: IL CORPO COME LINGUAGGIO – DIGITAL EXHIBITION

Inaugurazione:
sabato 26 marzo 2011 ore 16,30
con una presentazione di Elio Grazioli

Una mostra dedicata al tema del corpo attraverso fotografie di importanti autori italiani e stranieri scelte dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.

Fotografie di: Gabriele Basilico, David Bailey, Günter Brus, Maurizio Buscarino, Eugenio Carmi, Carla Cerati, Paolo Gioli, Guido Guidi, Les Krims, Paola Mattioli, Floris Neusüss, Christian Vogt.

 

 

 

 

 

[expand title=”IL CORPO COME LINGUAGGIO”]

Tra anni Sessanta e Settanta il corpo diventa un tema assolutamente centrale in molti ambiti della società, dal costume, alla comunicazione, all’arte.
Sono anni di grande cambiamento storico e culturale, gli anni della cultura hippie, delle famiglie “alternative”, del desiderio di pace e libertà, della liberazione sessuale, del movimento femminista, e poi della contestazione studentesca, delle lotte operaie, delle utopie per la costruzione di una nuova società nella quale la sfera del pubblico e quella del privato possano coerentemente coincidere.
Parallelamente, il corpo inizia a diventare oggetto di consumo. Sono gli anni della minigonna e del topless, e della nuova idea di corpo incarnata da modelle come Twiggy, Jane Shrimpton, Penelope Tree, Verushka.
Ma è anche il tempo della liberazione del corpo, del desiderio di riportarlo alla sua originaria condizione naturale. E’ la stagione dei grandi concerti di Woodstock, dell’Isola di Wight, di Monterey, del Living Theatre, del teatro di Grotowski, dell’Odin Teatret.
In arte, è la stagione degli happening di Fluxus, della Body Art, della performance, azioni artistiche per le quali la corporeità diventa il territorio privilegiato della ricerca dell’identità, sia sul piano esistenziale che sociale.

Anche nel campo della fotografia le ricerche sul corpo si intensificano, dando il via a una vasta produzione di immagini spesso innovative dal punto di vista linguistico. Il corpo, diventato vero e proprio linguaggio per gli artisti (secondo l’espressione utilizzata da Lea Vergine nel noto libro Body Art e storie simili. Il corpo come linguaggio, che il titolo di questa mostra intende citare), per la fotografia funziona da punto di partenza per la nascita di nuove soluzioni espressive e narrative. La presa di coscienza sul corpo proprio e altrui coincide spesso con la presa di coscienza sulle potenzialità della fotografia stessa, che viene scelta dagli artisti in quanto strumento duttile, aperto, immediato, non convenzionale rispetto alle arti tradizionali, mentre da parte di molti fotografi si manifesta una crescente tendenza a “cambiare le regole” della fotografia.

La mostra propone al pubblico dodici artisti italiani e stranieri presenti nelle collezioni del Museo (Fondo Lanfranco Colombo, Fondo Paolo Gioli, Raccolta antologica) che utilizzano modalità diverse per indagare il tema della soggettività, della fisicità, degli immaginari del corpo sia femminile che maschile.

Le opere in mostra compongono un universo complesso, molto ricco dal punto di vista delle narrazioni e dei linguaggi: tra le soluzioni più amate vi sono la struttura del racconto-sequenza, la creazione di piccole messe in scena di tono onirico, la presentazione del corpo in forme inaspettate che fanno spazio a immagini lontane dalla realtà quotidiana.

La fotografia si mette alla prova a più livelli, che toccano la dimensione teatrale, letteraria, psicologica, anche sociale, e che rivelano una volta di più quanto la ricerca fotografica tra anni Sessanta e Settanta si colleghi strettamente alle istanze vivacemente portate avanti dalle neoavanguardie, prima fra tutte la Body Art, secondo la quale il corpo stesso diventa strumento espressivo e di misurazione esistenziale.

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[expand title=”BIOGRAFIE DEGLI AUTORI”]

Günter Brus (Ardning – Austria, 1938), importante esponente dell’azionismo viennese, si impegna in performance che mettono alla prova la propria espressività e la propria resistenza fisica e psicologica. La fotografia rappresenta il gesto finale che fissa il dramma del corpo coinvolto in atteggiamenti estremi.

Maurizio Buscarino (Bergamo – Italia, 1944), uno dei massimi fotografi di teatro europei, a partire dai primi anni Settanta lavora sul volto e sul corpo dell’attore. In questa ricerca racconta e quasi disegna attraverso il mezzo fotografico le performance teatrali del famoso mimo Francisco Copello.

Gabriele Basilico (Milano – Italia, 1944), a tutti noto come importante fotografo di architettura e paesaggio, negli anni Settanta affronta, non senza ironia e senso del grottesco, il corpo abbronzato come oggetto plastico: l’abbronzatura come status symbol e come finzione di se stessi.

Guido Guidi (Cesena – Italia, 1941), uno dei maestri del paesaggio italiani, in alcune sue prime poco note ricerche presenta in modo “naturale” la nudità nella semplicità e nell’immediatezza della quotidianità, in interni domestici oppure
al mare.

David Bailey (Londra – Gran Bretagna, 1938), famoso ritrattista di personaggi del mondo della musica, del cinema, della letteratura, della politica, guarda ai tatuaggi come scritture che trasformano la superficie dei corpi in luoghi della narrazione, in veri e propri mondi.

Per Eugenio Carmi (Genova – Italia, 1920), uno dei maggiori esponenti dell’astrattismo italiano, il corpo femminile diventa quasi una tela, uno schermo sul quale proiettare le colorate forme astratte che stanno al centro della sua ricerca pittorica.

Les Krims (New York – USA, 1942), uno degli inventori della “fotografia allestita”, si muove in una dimensione surreale realizzando piccole messe in scena irriverenti e provocatorie, cariche di sorpresa e ilarità, nelle quali il corpo viene spesso messo in scacco.

Il fotografo Christian Vogt (Basilea – Svizzera, 1946) sceglie la sequenza oppure il dittico per  allestire brevi e silenziose storie intorno al corpo che si svolgono in una dimensione temporale sospesa e dilatata, lontana dalla quotidianità.

Floris Neusüss (Lennep- Germania, 1937), fotografo  e docente, ha dedicato la sua intera ricerca al fotogramma.
Ha realizzato fotogrammi del corpo a dimensioni naturali, inventando azioni nelle quali performance e impressione fotografica coincidono.

Per Paolo Gioli (Sarzano di Rovigo – Italia, 1942), pittore, film maker, fotografo, il corpo è terreno di un racconto di tipo esistenziale che unisce indagine erotica e psicologica, e al tempo stesso di una profonda sperimentazione delle caratteristiche materiche del materiale Polaroid.

Carla Cerati (Bergamo – Italia, 1926), fotografa di impegno sociale e scrittrice, applica lo sguardo di una donna alle forme del corpo femminile studiandone ripetutamente le forme, in contrasto con una tradizione che vuole che la donna sia oggetto dello sguardo maschile.

Paola Mattioli (Milano – Italia, 1948), fotografa sociale e ritrattista, sceglie l’esperienza dell’autoritratto come momento di interrogazione, di ricerca della coscienza di se stessa e insieme di “verifica” dell’uso dello strumento fotografico.

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