KLAUS ZAUGG. FOTOGRAFIE DI MODA E PUBBLICITÀ

MOSTRE

Anni cinquanta – anni novanta

a cura di Arianna Bianchi

La mostra presenta un percorso dell’opera di Klaus Zaugg (Solothurn 1937- Buzios 1994), figura interessante nell’ambito della fotografia di moda e pubblicità nel momento in cui, tra anni Sessanta e Ottanta, diventa sempre più preponderante l’apporto creativo del fotografo anche nel mondo della professione.

Dopo aver studiato alla Kunstgewerbe Schule di Zurigo (1955-1959), Klaus Zaugg apre uno studio a Solothurn, sua città natale, occupandosi inizialmente di vedute urbane, immagini di vita quotidiana e sperimentazioni astratte su oggetti e forme grafiche. Trasferitosi in Italia, nel 1967-68 collabora con il grafico e architetto Franco Grignani, che influenza profondamente la sua opera. In questo periodo produce immagini astratte attraverso varie tecniche: fotogrammi, riproduzioni al tratto, sovraimpressioni e chimigrammi. Alla fine degli anni Sessanta inizia la sua attività di fotografo di moda e pubblicità realizzando nel tempo campagne pubblicitarie per importanti aziende (Cassina/Busnelli, Cherie Moda, Ellesse, Facis, Imec, Playtex, Alfa Romeo, Fiat, Peugeot, Mobilificio Girgi, Alitalia, Black and Decker, Ferrero, Longines, Peroni, Perugina, Saiwa, Snam).

Parallelamente sviluppa una sua ricerca personale centrata sul corpo femminile, fotografato sia in studio sia in esterno, e sul ritratto. Nel 1976 realizza per “Die Zeit” e “Der Spiegel” ritratti di personaggi importanti del cinema e della cultura, come Erica Jong, Federico Fellini, Susanna Agnelli, Donald Sutherland. Sempre nel 1976 lavora a un reportage sul set cinematografico del film di Federico Fellini “Il Casanova”. Negli anni Settanta e oltre collabora con importanti architetti e designer tra i quali Gaetano Pesce.

Tutto il suo lavoro è caratterizzato da una forte sensibilità per l’astratto, il surreale, il metafisico, che giunge alla massima espressione nella maturità con due lavori molto diversi tra loro: da una parte Klaustrofobia (esposta a Solothurn nel 1990), una singolare serie di autoritratti nei quali mette in evidenza i propri fantasmi; dall’altra il calendario per la Swatch, in cui l’oggetto orologio si trasforma e si trasfigura in colorate forme diverse, confluito poi nella mostra L’ora di Zaugg (1992).

L’opera di Zaugg, carica di suggestioni di tipo pittorico e grafico, si muove in una dimensione irreale, tra il fantastico e il pop. Protagonista della scena milanese, egli è inventore di forme di comunicazione volte a stimolare il consumo e al tempo stesso interessanti per un’analisi del costume e dei modelli di comportamento.

 

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