CALL | REFOCUS #2. Presentazione dei fotografi vincitori

ONGOING, AWARDS

REFOCUS #2
Open call per progetti fotografici nell’Italia del post-lockdown

promossa da
Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT
in collaborazione con
Museo di Fotografia Contemporanea e Triennale Milano

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Presentazione dei 20 fotografi vincitori di REFOCUS #2

Mercoledì 2 dicembre 2020, ore 18.30
Diretta streaming
Facebook @CreativitaContemporanea
YouTube e Facebook @mufoco

Introducono
Giovanna Calvenzi, Presidente del Museo di Fotografia Contemporanea
Fabio De Chirico, Dirigente DGCC-MiBACT

Intervengono, in dialogo con i fotografi vincitori
Michele Smargiassi, giornalista
Matteo Piccioni, storico dell’arte DGCC-MiBACT
Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea

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Selezionati i fotografi vincitori

Tra le 245 candidature giunte da tutta Italia, venti progetti fotografici hanno saputo meglio raccontare la società italiana durante il periodo immediatamente successivo alla quarantena vissuta la scorsa primavera.

La totalità delle candidature, omogenee per parità di genere e per fasce di età, è stata esaminata da una Commissione di esperti così composta: Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea; Paolo Castelli, storico dell’arte, funzionario DGCC-MiBACT; Paola Di Bello, artista e direttrice del biennio specialistico di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; Davide Giannella, curatore indipendente; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e docente presso l’Università degli Studi di Bergamo.
La Commissione, riunita in sessione plenaria nelle giornate del 13 e 16 novembre 2020, ha tenuto conto sia dell’esperienza formativa documentata dal curriculum che della qualità del portfolio, ma ha valutato soprattutto la qualità della proposta progettuale presentata in relazione all’originalità dell’idea di ricerca, oltre all’effettiva realizzazione visiva.

 

I FOTOGRAFI

  • Fulvio Ambrosio, ‘La cura’, per avere affrontato con grande intensità e sensibilità il tema del riavvicinamento ai propri cari dopo la lontananza imposta dal lockdown e per l’originalità dell’approccio in soggettiva come punto di incontro tra linguaggio e tecnologie di produzione delle immagini.

 

  • Giacomo Bianco, ‘2020, noi e la Laguna’, che riesce a mescolare tecniche, strumenti e linguaggi differenti in un lavoro stratificato sulla Laguna di Venezia, generando accostamenti delicati ed evocativi, in cui emerge con forza il bisogno di tornare a essere parte dell’ambiente naturale.

 

  • Alessandro Calabrese e Ilaria Tariello, ‘Welcome stranger’, per aver affrontato con una ricerca elaborata e originale il tema della ‘Sindrome della Capanna’, ampiamente discusso nella fase del post-lockdown, attraverso il prelievo di screenshot e immagini d’archivio, accostati a inserimenti testuali, rielaborazioni digitali e modellazione di oggetti.

 

  • Mara Callegaro, ‘20’s Special’, per aver interpretato il sentimento comune di un annus horribilis in modo ironico e antiretorico, con un impianto tuttavia rigoroso per composizione e grafica. L’ipotetica edizione speciale di francobolli commemorativi celebra questo 2020 trascorso all’insegna dell’incertezza e della quotidianità casalinga.

 

  • Sofiya Chotyrbok, ‘Gesti’, per il lavoro di ricerca sulla gestualità come cardine della comunicazione umana e tramite delle relazioni: attraverso processi di prelievo e di ingrandimento dell’immagine, viene sottolineata la distanza tra la condizione attuale e una memoria tattile che ancora riconosciamo come imprescindibile.

 

  • Daniele Cimaglia e Giuseppe Odore, ‘Storie dell’abitare’, che sottolineano l’importanza delle relazioni, in questo caso di vicinato, come risorsa di socialità e mutuo aiuto: un dispositivo semplice e consolidato come il set fotografico viene spostato nello spazio del cortile condominiale e genera un processo partecipativo e coinvolgente fatto di ritratti, memorie testuali e oggetti materiali.

 

  • Antonio Colavito, ‘Il visibile e l’invisibile’, per il reportage molto rigoroso e controllato con cui affronta uno dei temi più discussi in questo momento storico: la riconversione produttiva in funzione dei nuovi bisogni generati dalla pandemia, in questo caso una piccola-media industria del Mezzogiorno che ha così garantito la sopravvivenza economica dello stabilimento e della comunità.

 

  • Giulia De Gregori, ‘Nuova Arcadia’, per la riflessione simbolica sul processo di transizione verso un’esistenza sempre più digitale proposta con grande libertà di approccio: a partire dall’archivio fotografico familiare, con successive manipolazioni tra analogico e digitale, ha prodotto immagini ibride, frutto di sperimentazioni e manipolazioni.

 

  • Riccardo Dogana, ‘Wallpapers’, che si confronta con la difficoltà attuale e futura del mercato immobiliare nelle principali città italiane come cartina di tornasole delle grandi crisi economiche e sociali. L’esito visivo si configura come una serie di giustapposizioni e montaggi che sembrano richiamare i lavori concettuali degli anni Settanta.

 

  • Luigi Greco, ‘Missing ring’, per avere prodotto un lavoro irriverente e divertente, al limite del non-sense, riproponendo in chiave visiva alcune fake news circolate sui media durante la pandemia che vengono reinterpretate attraverso simulazioni, allestimenti, montaggi e manipolazioni.

 

  • Claudio Majorana, ‘All the things that seemed so important’, per la forza evocativa delle immagini che, in un dialogo delicato tra figura umana e paesaggio, raccontano la spensieratezza di un periodo e di una generazione: adolescenti che ritrovano tempo e spazio dopo il periodo di isolamento, in un ritorno alla normalità estiva fatto di complicità, confidenza, gioco e avventura.

 

  • Luca Marianaccio, ‘Effetto farfalla’, che con grande coerenza stilistica si muove tra le più attuali tendenze fotografiche contemporanee, in una narrazione per frammenti dove la realtà si mescola alla fiction nel delineare le vite di un territorio ai margini, quello di Grottaglie, toccando indirettamente questioni centrali e opposte come lo spopolamento dei centri storici e il ritorno ai borghi.

 

  • Matteo Montenero, ‘Valba Dë Carsaj’, che evoca le incertezze e le paure di una generazione in crisi di identità, attraverso immagini cupe e suggestive realizzate in un luogo ben delimitato, la Val di Susa. Lo stato d’animo sospeso dei ragazzi si rispecchia in un paesaggio incompiuto, tra natura e macerie.

 

  • Claudia Orsetti, ‘Vanished (Svanita)’, per avere affrontato il difficile tema della lontananza e della successiva scomparsa di un proprio caro a causa del Covid-19. Con un’esplorazione intima attraverso gli oggetti, il lavoro fotografico consente di riappropriarsi di una memoria svanita senza poter essere vissuta.

 

  • Nunzia Pallante, ‘Heracleum’, per una ricerca che si nutre dello scarto nella percezione dei luoghi tra la chiusura imposta dal lockdown e la successiva riapertura. Un nuovo confronto tra immaginazione e realtà viene reso attraverso un processo di creazione artistica in cui il materico si fonde con il fotografico.

 

  • Nicolò Panzeri, ‘Anatomy of a virus’, per la rielaborazione in chiave figurativa e ironica di alcuni degli elementi più ricorrenti durante l’intera pandemia, ossia grafici e diagrammi che interpretano l’andamento del contagio. Semplici strutture, create con l’assemblaggio di oggetti quotidiani, diventano composizioni stratificate e sorprendenti, in una serie di consapevoli still-life.

 

  • Claudia Petraroli, ‘L’arte, il geroglifico della potenza’, per aver affrontato in modo inaspettato, con immagini astratte e immaginifiche, una delle dinamiche più insidiose del lavoro a distanza, precario e senza tutele. Le tracce lasciate dalle prestazioni di postproduzione fotografica diventano simbolo dell’appropriazione di tempo e creatività che la pandemia ha contribuito ad accrescere.

 

  • Giorgio Salimeni, ‘Redeo’, perché ha saputo mostrare senza filtri né strumentalizzazioni, senza edulcorarla né spettacolarizzarla, una delle tante realtà di disagio – in questo caso una comunità terapeutica per soggetti con disturbi psichiatrici – rese ancora più fragili dalla pandemia e dimenticate dai media di fronte all’emergenza Covid-19.

 

  • Claudia Sinigaglia, ‘21 days monochrome series’, per una riflessione sui temi del cambiamento e dell’adattamento che avviene attraverso oggetti diventati parte della quotidianità e segno della convivenza con la minaccia di contagio. Una serie di riprese ravvicinate producono immagini monocrome e astratte, che tuttavia conservano una loro matericità autoreferenziale.

 

  • Andrea Storni, ‘Un affare di famiglia’, che muove da un’analisi personale, lucida e consapevole della difficile situazione familiare in atto, per sviluppare un progetto fotografico disomogeneo, libero da ogni costruzione estetica precostituita, capace di riassumere e giustapporre in maniera potente e non codificata generi, strumenti e linguaggi diversi della fotografia.

 

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LA CALL

30 settembre 2020 – La Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Triennale Milano e Museo di Fotografia Contemporanea, promuove una selezione pubblica per 20 progetti fotografici realizzati da artisti under 40 in riferimento al periodo del post-lockdown, inteso nel senso più ampio di una condizione che, a partire dall’emergenza sanitaria, attraversa l’attualità per proiettarsi verso un futuro anche lontano.

La Call si pone in diretta continuità con l’edizione precedente, REFOCUS. Open call fotografica sul territorio italiano all’epoca del lockdown, di cui condivide e amplia le finalità generali:

  • sostenere la produzione culturale e l’attività degli artisti, sottolineandone il ruolo fondamentale all’interno della società, soprattutto in uno scenario di crisi e trasformazione, anche attraverso la produzione di una mostra;
  • esplorare e incoraggiare l’evoluzione dei linguaggi e delle pratiche artistiche legate alla fotografia e all’immagine tecnologica;
  • incrementare le collezioni pubbliche mediante l’acquisizione, operata d’intesa con i singoli autori, di una parte delle opere prodotte, che entreranno a far parte delle collezioni del MUFOCO a conclusione di tutto il progetto;
  • documentare il periodo del post-lockdown e costituire un archivio visivo, legato alla memoria collettiva, di una fase storica probabilmente irripetibile, interrogandosi sulle trasformazioni in corso nella società e sugli scenari futuri.

 

Come ogni termine con analogo prefisso, anche post-lockdown si riferisce a una condizione di attesa – identificata nei media da non ben precisate fasi 2, 3 e a seguire -, caratterizzata dalla tensione tra la graduale ripresa delle attività sociali ed economiche e una convivenza con i disagi, le paure, i rischi che la persistenza del virus comporta tanto nel quotidiano quanto nel futuro più prossimo. Se da un lato risulta comprensibile attribuire al ripopolarsi degli scenari urbani prima deserti l’evidenza di un “ritorno alla normalità” tanto atteso, dall’altro è proprio il concetto stesso di normalità a essere messo profondamente in discussione da più ambiti – filosofia, arte, politica, etc. – alla luce dell’esperienza vissuta e non ancora conclusa.

Con un minimo di prospettiva storica è forse possibile iniziare a interrogarsi sulle dinamiche, gli effetti, i propositi, le contraddizioni emersi con forza durante il periodo del lockdown. Nel presente, la condizione di incertezza chiama le persone e la società a una continua e inusuale riprogrammazione di attività e decisioni, in un’esperienza collettiva di tempo reale e di sostegno all’immediato assolutamente inusuale. Al contempo risulta però evidente la necessità di elaborare fin da subito nuove visioni e attivare politiche radicali per rispondere alle richieste di cambiamento, sostenibilità e solidarietà che non sono più derogabili.

In questo tempo dilatato, agli artisti è chiesto di confrontarsi con l’idea di crisi e di trasformazione, mettendo alla prova gli stessi linguaggi e pratiche dell’immagine nella testimonianza e documentazione della situazione in atto, sullo sfondo delle questioni fondamentali – tecnologiche, politiche, psicologiche, economiche – che nell’attualità prefigurano la società futura.

 

Il bando si rivolge a fotografi, artisti e operatori visivi under 40 residenti in Italia, che potranno presentare una serie di immagini, compresa tra 5 e 10, intese anche come esemplificative di un lavoro più ampio e articolato.

Saranno selezionati 20 autori, a cui verrà riconosciuto un contributo economico di 2.000 euro al lordo di IVA e di ritenute fiscali e previdenziali, quale corrispettivo per la cessione dei diritti di utilizzazione delle immagini per la pubblicazione online e/o cartacea.

I lavori vengono valutati da una Commissione di valutazione composta da Paolo Castelli, storico dell’arte, funzionario della DGCC | MiBACT; Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea; Paola Di Bello, artista e direttrice del biennio specialistico di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; Davide Giannella, curatore indipendente; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e docente presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Al fine di valorizzare l’intero progetto e i suoi autori, i lavori selezionati saranno presentati in una mostra presso Triennale Milano nel corso del 2021. Una selezione delle opere prodotte, d’intesa con i singoli autori, potrà essere acquisita ed entrare a far parte delle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea a conclusione di tutto il progetto.

Le candidature devono essere inviate entro le ore 12.00 del 2 novembre 2020 all’indirizzo bandi@mufoco.org

È possibile chiedere chiarimenti rispetto alla Call entro le ore 12.00 del 19 ottobre 2020 all’indirizzo  bandi@mufoco.org

Scarica gli allegati

BANDO COMPLETO
ALLEGATO A. DOMANDA DI PARTECIPAZIONE
ALLEGATO B. INFORMATIVA E CONSENSO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

 

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Presentazione dei fotografi vincitori di REFOCUS
e lancio della nuova call REFOCUS #2

Venerdì 9 ottobre 2020, ore 18.30
Guarda la registrazione YouTube o Facebook
Nell’ambito della rassegna Fermo Immagine, a cura di Lorenza Bravetta, membro del Comitato scientifico di Triennale Milano
Invito

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